Obesità infantile, si agisca subito

 

cit. da Corriere Medico del 23 febbraio 2012

La prevenzione dovrebbe iniziare fin dai primi anni di vita partendo dal controllo del peso corporeo
Obesità infantile, si agisca subito

Esperti preoccupati, così si coltiva il rischio trombotico

Milano – FRANCESCA MORELLI

Un bambino obeso nel 50 per cento dei casi lo sarà anche da adulto. E’l’allarme lanciato da Alt , l’Associazione per la lotta alla trombosi, in relazione agli ultimi dati italiani: un bambino su tre è sovrappeso e uno su dieci obeso, con maggiore incidenza al Sud (dal 15 per cento nella Provincia Autonoma di Bolzano al 48 per cento in Campania). Condizioni, queste, che predispongono in età adulta allo sviluppo della sindrome metabolica (ipertensione, obesità viscerale, diabete, fegato grasso), connessa all’alimentazione e alla scarsa attività fisica.

Chi ha tempo non aspetti tempo ad investire sulla salute, raccomandano gli esperti, poiché è sufficiente ridurre sette degli otto fattori di rischio – alcool, ipertensione, obesità, colesterolo alto, glicemia elevata, scarso consumo di frutta e verdura, inattività fisica – da soli responsabili nel mondo del 60 per cento delle malattie cardiovascolari, in primis infarto e ictus, per incrementare l’aspettativa di vita di cinque anni.

Lesioni coronariche visibili

La prevenzione dei fattori di rischio, però, deve essere precoce. «L’obesità infantile, infatti, – spiega Alessandro Sartorio, primario endocrinologo dell’Istituto auxologico italiano di Milano – si inizia a combattere fin da neonati , favorendo il più possibile l’allattamento protratto al seno». Le ricadute positive si avranno per tutte le patologie correlate, prime fra tutte l’aterosclerosi. «Nel bambino – commenta Saverio Dioguardi, professore di Medicina Interna presso l’Università di Milano – i depositi di grasso intravascolari sono già presenti, tanto che a 15 anni la metà dei bambini ha lesioni coronariche repertate, anche se iniziali». Lesioni che aumentano con il progredire dell’età e che innalzano il rischio di mortalità per trombosi da adulti. «Questo avviene – dichiara Lidia Rota Vender, Presidente di Alt – perché, specialmente i giovani, assumono troppe calorie da grassi, zuccheri e cibi conservati processati che non vengonosmaltiti con una adeguata attività fisica». Non basta peròuna corsetta al parco una volta ogni tanto. Anche per il bambino l’esercizio fisico, che produce inoltre l’ormone della crescita, deve esserecontinuativo: almeno 30 minuti al giorno (meglio se 40) di attività aerobica (correre, saltare, nuotare, danzare, pedalare) con intensità variabile da media a intensa calibrata all’età, alternata ad attività di rinforzo muscolare edelle ossa due giorni alla settimana.

Una corsa contro il tempo

Insieme alla prevenzione è fondamentale la diagnosi precoce poiché fattori ereditari, quali una maggiore facilità di coagulazione del sangue, influenzano il rischio anche in giovane età di trombosi coronarica, ictus cerebrale, embolia polmonare (trombosi venosa nella gambe). «Se il rischio viene riconosciuto in tempo – aggiunge Paolo Simioni, professore di Medicina Interna dell’università di Padova – è possibile controllarlo con farmaci adeguati e uno stile di vita che metta al riparo da possibili recidive». «L’attenzione sul rischio trombotico non

deve mai venire meno», raccomanda Zaverio Ruggeri, ricercatore allo Scripps research institute di La Jolla, Stati Uniti». Con questo intento è stata istituita, il prossimo 18 Aprile, la prima Giornata nazionale per la lotta alla trombosi, organizzata da Alt e patrocinata dal Ministero della Salute. L’evento si ripeterà ogni terzo mercoledì del mese di aprile di ogni anno.

 

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