Il peso delle emozioni

 

Il mio percorso formativo di Counseling nasce dall’esigenza prima professionale e poi personale, di poter dare una valida prestazione a quei pazienti obesi e grandi obesi per i quali la semplice dieta prescrittiva risultava inefficace e difficilmente attuabile.
Mi occupo del dimagrimento di obesi e grandi obesi da più di 10 anni.
Il mio approccio iniziale a tali pazienti era meramente tecnico- scientifico, conforme alla mia formazione accademica.
Mi sono sempre occupata dell’accoglienza e del loro percorso dietologico ma con il tempo ho sentito quanto, per le persone in sovrappeso e gli obesi, fosse difficile attenersi alla fedele osservazione dello schema alimentare.
Il problema non era l’appetito, né la fame o la qualità e la quantità del cibo ingerito.
Non era neanche la gestione chimica tra glicemia, insulina e ormoni vari.
C’erano delle resistenze che andavano oltre un’organizzazione alimentare o il semplice desiderio di cibo; oltre la risposta di sopravvivenza e allarme dell’attività dell’ipotalamo (del famigerato cervello rettiliano che gestisce le reazioni “aggressive” di tipo alimentare e sessuale ed il metabolismo).
Applicando l’Ascolto attivo, ho iniziato a percepire il loro il grido di sofferenza che traspirava da quei corpi tanto grandi, eppur così fragili. Ad un tratto ho sentito la povertà dell’anamnesi medica adoperata per il loro inquadramento e la loro conoscenza.
Usavo, fino ad allora, una metodologia d’intervento che non era utile né al professionista, né al paziente.
Ad un certo punto è cambiato il mio lavoro perché ero cambiata io.
Durante la mia formazione in ASPIC, e nel percorso personale, notavo che c’era una Gio’ prima del modulo e un’altra Giò al rientro da esso.
Ogni volta, le mie ore in auto erano dedicate alla riflessione su me, sulla mia storia, sulle mie consapevolezze.
Masticavo, ingoiavo e digerivo elementi nuovi e qualche volta emergevano elementi vecchi, passati ma improvvisamente attuali nel qui e ora.
Per essere efficaci agli altri bisogna innanzitutto essere presenti a se stessi.

Il mio lavoro da dietista e da counselor nutrizionale è quello di ascoltare le esigenze dei miei clienti, comprendere i loro bisogni ed accompagnarli con un valido supporto dietologico e umano, nel percorso di cambiamento che si accingono ad iniziare quando varcano la porta del mio studio professionale.
Ora mi occupato non solo della gestione alimentare e metabolica relativa all’assunzione di cibo e calorie, ma cerco di prendere in carico anche la parte emotiva della loro alimentazione, ovvero l’uso del cibo per scopi che si distaccano nettamente dai loro
bisogni fisico-biologici dell’alimentazione stessa.
Tutti sperimentiamo nell’arco della nostra vita momenti in cui approcciamo al cibo per motivi che non hanno nulla a che vedere con la fame.
Alimentarsi è una pratica che contiene aspetti sociali,di condivisione, psicologici e di autoregolazione.
Il cibo è presente in molti ambiti della nostra vita: in contesti lavorativi, nelle celebrazioni nuziali ed in quelle funebri assumendo significati diversi di affiliazione e socializzazione.
Gli alimenti che assumiamo hanno il potere di modificare il nostro stato, sia da un punto di vista elettrochimico, sia da un punto di vista emotivo.
Il cibo è presente nella nostra vita dal momento stesso in cui nasciamo. Al momento della nascita lasciamo il sicuro grembo materno ed in quel momento di terrore, paura e disorientamento, è al seno della mamma che riusciamo a calmarci. Cibo come protezione e riconoscimento. Non possiamo fare a meno del cibo perché è fonte di vita e nutrimento, aldilà del mero aspetto biologico, esso porta con se significati che vanno oltre l’aspetto prettamente nutrizionale.
Già nel grembo materno il feto fa esperienza gustativa di tanti alimenti che mediante la placenta arrivano all’interno. Inizia così la nostra esperienza percettiva su gli alimenti dolci, acidi, amari e salati. Alla nascita il bambino presenta già una memoria gustativa e inizia molto presto a distinguere.
Alcuni cibi ci accompagnano per tutta la vita e diamo ad essi un significato emotivo molto forte. Il dolce che preferivamo da bambini, la pietanza preparata dalla nonna, la merenda che condividevamo con un nostro amico del cuore. E’ da questi incontri che costruiamo la nostra storia. Alcune volte però gli affetti se ne vanno, gli amici si perdono, le situazioni cambiano, la vita si evolve, muta ma il cibo rimane sempre uguale e grazie al legame mnemonico ed affettivo creato nel passato, resta un buon metodo per rievocare le piacevoli sensazioni che erano associate ad esso.

Capita quindi che i ricordi e le persone possono essere fonte di emozioni negative, di frustrazioni. Il cibo invece è in grado di offrire sempre il medesimo conforto almeno a breve termine (comfort food).
Quando si impara a modulare le emozioni attraverso l’assunzione di cibo, è solo perché in un determinato momento della nostra vita ciò si è dimostrato utile, efficace per rispondere all’unico bisogno fondamentale, quello di non essere soli, di non soffrire,di stare meglio.
Ma il cibo fonte di immediato e fugace conforto, si rivela poi motivo dell’attuale sofferenza, fonte di colpa devastante, di inadeguatezza, di disgusto e si carica di valenze negative.
Parte così il famoso circolo vizioso di ricompensa – insoddisfazione – emozioni negative – ricerca di una nuova ricompensa.
E’ proprio sull’avvio di questi meccanismi e sulla loro consapevolezza che il mio lavoro di counselor viene in aiuto dei miei clienti, coadiuvandoli nel dimagrimento.
ll dimagrimento resta un cambiamento importante, soprattutto in chi è sempre stato obeso o in sovrappeso.
Liberarsi del peso in eccesso è spesso liberarsi da tante zavorre.
Quando il cliente diventa consapevole della motivazione del suo cambiamento e, delle opportunità sulla qualità della vita che esso comporta, è più felice del raggiungimento del suo obiettivo.
Se ad esso aggiunge anche un percorso di autoconsapevolezza atto a comprendere di quale “cibo” ha davvero bisogno per appagare la sua “fame” (e fame di cosa?), allora diventa finalmente responsabile della sua vita e libero di scegliere come agire.
Le persone obese o in forte sovrappeso spesso usano il cibo come risposta polifunzionale ad ogni bisogno.
Il cibo si carica di valenze che non hanno niente a che fare con il nutrimento, ed il comportamento alimentare può diventare una risposta inadeguata a stimoli ed emozioni come insicurezza, solitudine, noia, rabbia, paura… Le emozioni diventano cibo!
Nell’incapacità del sapersi ascoltare si ammalano e si allontanano da quell’adattamento creativo che ci fa sopravvivere e scegliere in modo consapevole le nostre azioni.

L’approccio integrato Aspic mi ha permesso di trovare,tra tutte le tecniche del counseling, lo strumento migliore per accompagnare la varietà dei clienti in questo percorso.
Non tutti i soggetti trattati presentano disturbi del comportamento alimentare.

Ho notato nel tempo che non sempre il cliente è pronto ad un percorso di counseling.
Il dimagrimento / cambiamento è una scelta importante, molto più profonda come motivazione di una semplice paura della “prova costume”.
E’ mettersi a nudo, scoprire al mondo esterno il proprio corpo con i suoi punti deboli, i difetti, le conformazioni genetiche senza veli, filtri, panciere, corpetti che “aggiustino” le forme..
Si Scoprono le vere paure, i propri dolori, il proprio copione, il peso del giudizio, si dà voce al Genitore, al Bambino e non ci sono sovrastrutture, resistenze così forti da non essere almeno lesionate da un percorso di auto consapevolezza.
Ma è vero anche che la nudità ci libera da elastici, bottoni, chiusure lampo e tutto ciò che stringe e costringe. Ci si guarda meglio, prendiamo consapevolezza del nostro essere e forse si può decidere di cambiare qualcosa che non ci piace e di dar voce ai propri bisogni veri, di dar voce e magari anche azione all’Adulto.
Per iniziare questo “viaggio” dentro di se c’è bisogno di molto, molto coraggio!
Ma cos’è il Peso? Il peso corporeo è la risultante della interazione multipla e complessa di fattori genetici, comportamentali e ambientali che agiscono attraverso la mediazione fisiologica dell’introito calorico e del dispendio energetico (Koplelmann 2000).
Il sovrappeso e l’obesità sono, dunque, problematiche multifattoriali dall’eziopatogenesi molto complessa.
Ho capito da subito l’importanza di fare rete con altri specialisti per poter demandare qualora le problematiche emergenti non rientrassero più nel concetto della salutogenesi, nel quale si muove liberamente un counselor.
Il counseling si pone come un processo di prevenzione e promotore di salute.
Nel 1984 l’OMS dichiarava essere la salute qualcosa di più dell’assenza di malattia: uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Obiettivo della salutogenesi è determinare i fattori che generano salute.
La salute è funzione dell’accordo psicosociale, ovvero della congruenza tra la capacità e le attese della persona e le risorse e richieste dell’ambiente.
La salute diviene quindi la capacità di affrontare e risolvere problemi in maniera soddisfacente e flessibile all’interno del contesto familiare e sociale.
Come dietista mi avvalgo già della collaborazione di un cardiologo, un’endocrinologa, un chirurgo plastico ricostruttivo e ora anche di una terapeuta esperta nei disturbi del comportamento alimentare DCA, essendo gli stessi inseriti nel DSM V ovvero nel

Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali usato da psicologi clinici e psichiatri per classificare i comportamenti patologici dei pazienti.

I fattori di rischio degli obesi per la sofferenza psicologica sono:

  • Sesso femminile
  • Grado di obesità (la sofferenza è direttamente proporzionale al grado di obesità)
  • Età giovanile (le implicazioni sociali e l’insoddisfazione dell’immagine corporea sono maggiori in età giovane)
  • disturbi dell’immagine corporea e bassi livelli di autostima (influenzano un’interpretazione negativa degli eventi)

Le caratteristiche più comuni di personalità sono
PENSIERO O TUTTO O NULLA. Questi soggetti tendono a vedere le cose o bianche o nere e tale modo di pensare tende a permeare ogni cosa, non solo il rapporto con il cibo.
BASSA AUTOSTIMA. Caratterizzati da sentimenti di inadeguatezza e scarso valore; oscillano da momenti di forte autostima ad altri in cui provano per sé un disprezzo profondo.
PERFEZIONISMO: Si pongono degli standard eccessivamente impegnativi e chi ne soffre non è mai soddisfatto dei risultati raggiunti. Il perfezionismo sano è invece una salutare ricerca di eccellere. Gli errori sono visti come opportunità di apprendimento. Il perfezionismo sano sarebbe il frutto di una storia di rinforzi positivi. Il perfezionismo clinico di negativi.
IMPULSIVITA’: presentano difficoltà nel controllo degli impulsi “carving”.
Il mio ruolo da dietista e counselor è quello di ristabilire un equilibrio oggettivo tra mente e corpo invitando i clineti ad una visione più olistica di se stessi.
Invitarli a migliorare lo stile di vita attraverso obiettivi possibili e migliorare la gestione ed il riconoscimento delle emozioni.

Dopo quasi 15 anni di pratica dietistica su soggetti obesi e grandi obesi posso così tracciare le caratteristiche comportamentali comuni che ho riscontrato in più soggetti:
Insicurezza, dipendenza affettiva, forte dipendenza da stimoli ambientali, incapacità di esprimere differenza tra paura, rabbia, fame, appetito; incapacità di rilevare e codificare i segnali interni insieme ad una ridotta propriocezione; inefficacia, mancanza di direzione interiore; utilizzo del cibo come anestetico o sostitutivo simbolico di una relazione.
L’aumento di peso è la conseguenza di una modalità che il cliente utilizza per affrontare le difficoltà o le situazioni relazionali problematiche.
Il lavoro sul gruppo in oggetto mi ha resa sempre più convinta che per poter dimagrire bisogna:

  • Eliminare il disordine nella propria vita
  • Rimuovere il sovraccarico di informazioni ed impegni
  • Ricostruire un apporto energetico rapportato al nostro agire
  • Liberarsi delle cose inutili e dannose che ostacolano il fluire dell’energia
  • focalizzare la propria attenzione verso se stessi e verso i miglioramenti conseguiti
  • imparare a saper dire dei “si” e dei “no” nella vita e .. a tavola

La mia nuova visione del “dimagrimento” non è più la sola somministrazione di una dieta bilanciata e nutrizionalmente ineccepibile.
Non vorrei più limitarmi alla strutturazione di un piano alimentare finalizzato alla correzione di errori qualitativi e/o quantitativi e/o distributivi che consenta il raggiungimento di un equilibrio omeostatico tra massa magra e massa grassa, come miglior compromesso tra le caratteristiche costituzionali del paziente; ma sarebbe meglio aiutarli a gestire il suo stile di
vita ed il suo comportamento alimentare ottimizzandolo e rendendolo gestibile nel lungo periodo.
Ogni cliente deve essere seguito secondo il proprio livello di complessità. Il mio ruolo sarà di aiutare i clienti a ristabilire la relazione mente-cibo- corpo.
Aiutarli a sviluppare una logistica nutrizionale, a conoscere e far fare esperienza del cibo per il corpo godendo del piacere di esso senza sensi di colpa e riconoscendo i veri bisogni.

Il mio obiettivo sarà quello di individuare il modello alimentare che semplifichi e deproblematizzi la relazione del cliente con il cibo offrendo risposte funzionali ed emozionali efficienti.
Promuoverò maggiormente il cambiamento dello stile di vita.
Esso è il compromesso tra ciò che il mondo esterno (famiglia, società) ci propone e/o si aspetta da noi e ciò che il nostro corpo è orientato naturalmente ad esprimere.
Lo stile di vita è fortemente condizionato da fattori esterni che deprivano del senso di sé e della consapevolezza del proprio corpo.
Ecco che il counseling nutrizionale si propone come risposta adeguata per il raggiungimento di risultati duraturi nel tempo, rendendo obsoleto e inefficace il classico approccio nutrizionale prettamente scientifico.

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